L’ultima settimana di settembre di Lorenzo Licalzi: trama e livello di italiano

21 Novembre 2025
Scopri L’ultima settimana di settembre di Lorenzo Licalzi: trama senza spoiler, stile, espressioni colloquiali e livello di italiano consigliato.
Copertina di L’ultima settimana di settembre di Lorenzo Licalzi

L’ultima settimana di settembre, di Lorenzo Licalzi, è un romanzo sul viaggio inaspettato che unisce un nonno ottantenne e suo nipote adolescente. Pubblicato nel 2015, combina dramma, umorismo, ironia e una buona dose di italiano colloquiale.

Il rapporto tra Pietro e Diego si costruisce durante un viaggio in auto da Genova a Roma. Entrambi stanno attraversando uno dei momenti più difficili della loro vita, ma appartengono a generazioni diverse e si conoscono appena.

Per il linguaggio diretto, i capitoli brevi e la narrazione in prima persona, può essere una lettura interessante per studenti con un livello B1 solido o B2 che vogliono avvicinarsi a un romanzo italiano contemporaneo senza affrontare una prosa eccessivamente complessa.

Di cosa parla L’ultima settimana di settembre?

Pietro Rinaldi è uno scrittore di ottant’anni che ha perso la voglia di vivere. È vedovo da sette anni, ha un rapporto distante con la figlia e pensa di non avere più nulla da aspettarsi dal futuro.

Il giorno del suo compleanno decide di suicidarsi. Scrive una lettera d’addio carica di sarcasmo e prepara le pillole che intende prendere. Prima che possa mettere in atto il suo piano, però, la figlia gli chiede di occuparsi per qualche giorno di Diego, il nipote quindicenne.

Nonno e nipote si conoscono appena. La loro convivenza comincia tra distanza, disagio e silenzi, ma un incidente stradale provoca la morte dei genitori di Diego e cambia completamente la situazione.

Pietro decide di accompagnare l’adolescente a Roma, dove vive uno zio che potrebbe prendersi cura di lui. Inizia così un viaggio in auto che durerà quasi una settimana e costringerà i due personaggi a condividere spazi, ricordi ed emozioni che nessuno dei due riesce a esprimere facilmente.

Una storia strutturata come un viaggio

Il romanzo è composto da ventidue capitoli e un epilogo. Gran parte della storia è narrata in prima persona da Pietro, mentre l’epilogo offre il punto di vista di Diego alcuni anni dopo.

I capitoli sono relativamente brevi e la narrazione procede soprattutto in ordine cronologico. Questo facilita la lettura in italiano, perché lo studente può concentrarsi su una tappa del viaggio alla volta.

Durante il percorso, Pietro e Diego attraversano diversi luoghi della costa italiana. Visitano una casa legata ai ricordi familiari, vanno a pescare con un vecchio amico di Pietro e partecipano a un incontro con alcuni ex compagni di scuola.

Queste soste non sono semplici episodi indipendenti. Ognuna permette di scoprire una parte del passato di Pietro e di capire meglio perché sia diventato così solitario, sarcastico e distante.

Il rapporto tra Pietro e Diego

Pietro e Diego appartengono a generazioni molto lontane. Il nonno osserva con ironia il comportamento, il modo di parlare e le abitudini dell’adolescente. Diego, invece, è costretto a viaggiare con un uomo con cui non ha mai costruito un vero rapporto familiare.

All’inizio i due faticano a comunicare. Pietro usa il sarcasmo per proteggersi, mentre Diego reagisce con silenzi, risposte brevi e un’apparente indifferenza.

La convivenza, tuttavia, fa sì che entrambi comincino a guardarsi in modo diverso. Pietro smette di considerare il nipote un obbligo e Diego scopre, dietro il cattivo umore del nonno, una persona molto più fragile di quanto sembri.

Il loro rapporto non cambia grazie a una grande conversazione rivelatrice, ma attraverso piccole situazioni condivise. Mangiare insieme, dormire in luoghi sconosciuti, parlare con altre persone o risolvere un problema lungo la strada permette loro di costruire gradualmente una forma di fiducia.

I temi principali del romanzo

Il lutto e la difficoltà di esprimere il dolore

Pietro e Diego stanno affrontando perdite diverse. Pietro è ancora condizionato dalla morte della moglie, mentre Diego deve fare i conti con la morte improvvisa dei genitori.

Nessuno dei due sa parlare direttamente della propria sofferenza. Pietro la nasconde dietro l’ironia e Diego rimane in silenzio. Per questo gran parte della loro comunicazione avviene in modo indiretto.

La distanza tra le generazioni

La differenza d’età è uno dei motori della storia. Pietro interpreta il mondo attraverso l’esperienza e il disincanto; Diego lo osserva dall’adolescenza e da una vita che sta appena cominciando.

Il libro gioca sui contrasti tra i loro modi di parlare, reagire e rapportarsi agli altri. Allo stesso tempo mostra che molte emozioni — la paura, la solitudine o il bisogno di sentirsi amati — non dipendono dall’età.

Le seconde possibilità

Il viaggio comincia quando Pietro ritiene che la sua vita sia ormai finita. L’arrivo di Diego lo costringe ad assumersi una responsabilità imprevista e a ripensare il proprio rapporto con il futuro.

Il romanzo sostiene la possibilità di cambiare anche quando sembra troppo tardi. Tuttavia, non lo fa attraverso una trasformazione lenta e del tutto realistica, bensì mediante un’evoluzione rapida ed emotiva.

La famiglia oltre la convivenza

Pietro è il nonno di Diego, ma all’inizio questo legame esiste soltanto sulla carta. Non hanno condiviso esperienze e non sanno quasi nulla l’uno dell’altro.

Nel corso del romanzo, la famiglia smette di essere soltanto un rapporto biologico e diventa una scelta: restare accanto a un’altra persona, assumersi delle responsabilità e creare un legame che prima non esisteva.

Ciò che funziona e ciò che mi convince meno

Uno dei punti di forza del libro è la voce di Pietro. La sua narrazione è sarcastica, diretta e a volte crudele, ma lascia percepire costantemente la fragilità che cerca di nascondere. Grazie a questa voce, il romanzo riesce ad affrontare temi dolorosi senza trasformarsi in una lettura completamente cupa.

Funziona bene anche la struttura del viaggio. Ogni tappa introduce nuovi personaggi e rivela informazioni sul passato di Pietro. In questo modo, il lettore scopre gradualmente il protagonista insieme a Diego.

Alcuni elementi, però, mi convincono meno. La reazione di Diego alla morte dei genitori e l’abbandono improvviso della sua vita a Genova vengono sviluppati in modo piuttosto superficiale. In diversi momenti appare troppo tranquillo o indifferente per un ragazzo che ha appena subito una perdita così traumatica.

Anche la trasformazione di Pietro è molto rapida. Dopo anni di lontananza dalla figlia e dal nipote, basta una sola settimana per modificare completamente il suo modo di intendere la famiglia e la propria vita.

Infine, alcuni personaggi secondari sembrano comparire soprattutto per facilitare lo sviluppo della trama. Le loro decisioni non sono sempre del tutto realistiche, anche se permettono alla storia di procedere e di mantenere il suo tono emotivo.

Questi punti deboli non impediscono di apprezzare il libro, ma fanno sì che alcuni passaggi si avvicinino più a una favola sulle seconde possibilità che a una rappresentazione completamente realistica del lutto.

Lo stile e il registro del romanzo

La storia è narrata principalmente dal punto di vista di Pietro. La sua voce assomiglia spesso a un monologo orale: commenta, ricorda, critica e si rivolge indirettamente al lettore.

Le descrizioni sono brevi e funzionali. Licalzi presta più attenzione ai pensieri del protagonista e ai dialoghi che alla descrizione dettagliata dei paesaggi.

L’italiano utilizzato è contemporaneo e, in generale, facile da seguire. Non compaiono molti termini tecnici né costruzioni sintattiche particolarmente complesse. Tuttavia, l’apparente semplicità del testo non significa che sia una lettura per principianti.

Pietro usa ironia, doppi sensi, riferimenti culturali ed espressioni colloquiali il cui significato non è sempre deducibile da una lettura letterale.

Compaiono anche alcune parolacce ed espressioni volgari. Non sono necessariamente forme che uno studente dovrebbe cominciare a usare, ma è utile imparare a riconoscerle per comprendere conversazioni, film e romanzi contemporanei.

Espressioni colloquiali presenti nel libro

Il romanzo contiene numerose espressioni tipiche dell’italiano parlato. Per esempio:

  • Piovere che Dio la manda significa piovere moltissimo, con grande intensità.
  • Andare a letto con le galline significa andare a dormire molto presto.
  • Lanciare una frecciatina significa fare un commento indiretto per criticare o provocare qualcuno.
  • Stare sul cazzo a qualcuno è un’espressione volgare che significa risultare molto antipatici a qualcuno.
  • Chissenefrega esprime indifferenza e equivale, secondo il contesto, a “non m’importa” o “non interessa”.

Queste espressioni mostrano che capire ogni singola parola non è sempre sufficiente. Per interpretare correttamente l’italiano colloquiale bisogna riconoscere il significato complessivo della costruzione e considerare la situazione comunicativa.

In alcuni dialoghi compaiono anche tratti regionali e riferimenti al modo di parlare ligure, ma il dialetto non occupa uno spazio tale da impedire di seguire la storia.

Quale livello di italiano serve per leggerlo?

Consiglierei L’ultima settimana di settembre a studenti con un livello B1 solido o B2.

La struttura cronologica, i capitoli brevi e la sintassi relativamente semplice facilitano la comprensione. Inoltre, i personaggi principali sono pochi e lo scopo del viaggio è chiaro fin dall’inizio.

Le difficoltà principali sono:

  • Le espressioni idiomatiche e colloquiali.
  • L’ironia del narratore.
  • Alcune parolacce e forme volgari.
  • I riferimenti culturali e generazionali.
  • I passaggi tra narrazione, ricordi e dialoghi.

Uno studente di livello A2 potrebbe comprendere la trama generale, ma probabilmente perderebbe buona parte dell’umorismo, dell’ironia e delle sfumature di Pietro.

Perché è utile per imparare l’italiano?

Presenta una voce narrativa molto vicina all’oralità

Pur trattandosi di un romanzo, Pietro si esprime spesso come se stesse parlando. Questo permette di osservare connettivi, commenti, interruzioni ed espressioni comuni nell’italiano orale.

Aiuta a comprendere l’ironia

Pietro non dice sempre esattamente ciò che pensa. Molte delle sue osservazioni hanno un significato ironico e devono essere interpretate in base al contesto.

Riconoscere questa distanza tra il significato letterale e l’intenzione reale è fondamentale per capire le conversazioni tra parlanti nativi.

Permette di lavorare sul lessico delle emozioni

Il romanzo contiene vocaboli legati alla solitudine, al lutto, al senso di colpa, all’affetto, alla responsabilità e alla paura del futuro.

Mostra anche diversi modi di esprimere le emozioni: parlarne direttamente, nasconderle dietro il sarcasmo oppure comunicarle attraverso le azioni.

Offre temi interessanti per la conversazione

Dopo aver letto ogni parte, puoi riflettere su domande come queste:

  • Perché Pietro si è allontanato dalla sua famiglia?
  • Come usa il sarcasmo per proteggersi?
  • La reazione di Diego alla morte dei genitori ti sembra realistica?
  • Si può costruire un rapporto familiare in una sola settimana?
  • Che cosa significa avere una seconda possibilità?
  • Pietro cambia davvero o scopre una parte di sé che esisteva già?

Come leggere il libro per migliorare il tuo italiano

Per sfruttare al meglio la lettura, puoi seguire questo metodo:

  1. Leggi uno o due capitoli senza cercare tutte le parole che non conosci.
  2. Sottolinea le espressioni il cui significato non coincide con quello letterale.
  3. Annota separatamente le forme colloquiali, le parolacce e le espressioni neutre.
  4. Riassumi ogni tappa del viaggio in tre o quattro frasi.
  5. Scrivi come cambia il rapporto tra Pietro e Diego.
  6. Scegli un’opinione del narratore e prova a spiegare se parla seriamente o in modo ironico.
  7. Quando hai finito il libro, scrivi una breve recensione indicando quali aspetti ti sono sembrati credibili e quali no.

Il libro e il film L’ultima settimana di settembre

Nel 2024 è uscito un adattamento cinematografico diretto da Gianni De Blasi e interpretato da Diego Abatantuono.

Il film conserva la premessa centrale del viaggio tra un nonno e suo nipote, ma modifica alcuni elementi. Per esempio, l’adolescente che nel romanzo si chiama Diego nel film diventa Mattia.

Per uno studente può essere utile leggere prima il libro e poi guardare l’adattamento in italiano. In questo modo puoi confrontare la trasformazione della narrazione in prima persona, osservare quali parti della storia sono state eliminate ed esercitare la comprensione orale.

Il film non sostituisce la lettura, perché una parte importante dell’interesse linguistico del libro risiede proprio nei pensieri e nei commenti ironici di Pietro.

Vale la pena leggere L’ultima settimana di settembre?

Sì, soprattutto se cerchi un romanzo contemporaneo, accessibile ed emozionante che permetta di entrare in contatto con un italiano più colloquiale rispetto a quello dei manuali.

La trama presenta alcuni cambiamenti psicologici troppo rapidi e certe reazioni risultano poco realistiche. Tuttavia, la voce di Pietro, il rapporto tra le due generazioni e le espressioni quotidiane ne fanno una lettura utile per studenti di livello intermedio.

Se vuoi scoprire altre opere adatte a livelli diversi, puoi consultare la mia selezione di 12 libri in italiano per imparare in base al tuo livello.

Puoi leggere anche la mia analisi di Tutto chiede salvezza di Daniele Mencarelli, un altro romanzo contemporaneo che unisce linguaggio colloquiale, fragilità e rapporti umani.

Se vuoi lavorare su un romanzo come questo, capire meglio l’italiano informale o imparare a esprimere opinioni complesse, scopri le mie lezioni individuali e di gruppo.

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