‘Tutto chiede salvezza’ è il secondo romanzo di Davide Mencarelli, pubblicato nel 2020 e vincitore del Premio Strega Giovani dello stesso anno. Racconta l’esperienza autobiografica dell’autore che, a vent’anni, è stato ricoverato per una settimana in una clinica psichiatrica: dai suoi compagni di stanza, all’incontro con i disturbi mentali e al senso della vita.
Struttura
Il romanzo è organizzato in sette grandi capitoli, uno per ogni giorno della settimana in cui Davide, il protagonista, è rimasto in TSO (trattamento sanitario obbligatorio) presso il centro psichiatrico. I capitoli hanno più o meno la stessa lunghezza, di 20 pagine ciascuno, per un totale di 140 pagine.
Contenuto
La voce narrante è il protagonista della storia e anche l’autore stesso. Davide, all’età di 20 anni, nel giugno del 1994, viene ricoverato in un centro psichiatrico a causa di una violenta esplosione di rabbia contro il padre. In questo soggiorno obbligato, deve condividere la sua stanza con altre 5 persone, tra cui Alessandro, un ragazzo in stato catatonico, Gianluca, un quarantenne bipolare con una euforia frizzante e spensierata, e Mario, un ex maestro in pensione.
Davide è un ragazzo buono, ma incapace di controllare le energie che lo travolgono e lo schiacciano, dato che vive in maniera intensa ogni emozione, tanto la felicità propria, come la sofferenza altrui. Davide è un artista che scrive poesia, cerca di imprimere sulla carta il peso della vita e la sua fragilità, il suo desiderio di salvezza per sé e per gli altri, tra l’indifferenza dei medici dell’ospedale e i modi risoluti degli infermieri. Non è infatti nei psicofarmaci, né nella diagnosi di depressione che ritrova la strada, ma nei suoi compagni di stanza. Per Davide, questi sconosciuti, questi pazzi, diventano amici, persone con cui può mostrarsi per quello che è davvero, perché loro non lo giudicheranno, lo accoglieranno senza se e senza ma. Così, grazie alle loro storie, ai silenzi, alle conversazioni su Dio, sulla vita e la follia, comprende che in realtà la vera follia è non cedere mai, resistere senza cadere, indurirsi e chiudersi alla vita, ai suoi aspetti piacevoli e a quelli terribili. Esce dal manicomio e contempla il mondo, e chiede, per tutti, salvezza.
Stile e registro
Il romanzo combina in modo originale due registri molto diversi. Da una parte l’italiano standard contemporaneo e dall’altro, nei dialoghi, troviamo l’uso quasi esclusivo del dialetto romanesco, ricco di espressioni gergali e volgari. La voce narrante descrive le situazioni esterne, le impressioni e le riflessioni usando un buon italiano scritto in cui non ci sono tracce di parole troppo tecniche o di strutture liriche eccessivamente complesse; al contrario, tutti i dialoghi avvengono nella lingua viva, usata anche oggi tra i nativi della zona di Roma, dove è ambientata la storia. Escludendo soltanto Mario, gli altri personaggi fanno uso del romanesco costantemente: accorciamento dei verbi (Che devo fa’ co’ te?; ‘nnamo ‘n po’), raddoppiamento di consonanti (subbito), uso di espressioni e vocaboli tipici, oltre che parolacce (daje, fijo de ‘na mignotta, li mortacci tua).
Interessa didattico
L’opera è consigliata a un apprendente di livello intermedio e avanzato di italiano. Sebbene il libro sia corto (140 pagine), e l’italiano usato sia generalmente chiaro e semplice, la presenza del dialetto romanesco può causare alcune difficoltà di comprensione a studenti di livello iniziale. Anche le tematiche di riflessione e dibattito sono molteplici: dalla salute mentale, il trattamento di persone con disturbi psicologici, l’uso e l’abuso di psicofarmaci, fino al senso della vita.
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